“Tu non mi vuoi bene, non trattarmi male.”
Ci sono frasi che non sono solo parole.
Ti arrivano addosso come uno schiaffo silenzioso, proprio quando sei già stanca, piena, sul filo.
E no, non è stata una frase detta per caso.
È stata quella che mi ha fatto perdere la pazienza. Ma soprattutto… mi ha fatto perdere per un attimo me stessa.
Perché in quel momento non ho percepito solo le parole di mio figlio.
Ho visto una versione di me che non mi è piaciuta.
La rabbia che non ti aspettavi
Io non sono una mamma perfetta. E penso che i genitori perfetti non esistano.
Esistono genitori più pazienti, altri che lo sono meno.
Genitori permissivi, altri più severi.
Genitori che fanno del loro meglio, ma non sempre ci riescono.
E poi ci sono io, che le provo tutte, ma nessuna di queste funziona a lungo termine.
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Ci sono giorni in cui riesco a mantenere la calma nonostante dentro di me vorrei esplodere e trasformarmi in un drago verde e viola.
Tengo, tengo , ma alla fine è proprio in quei momenti in cui sento salire una rabbia che non riconosco.
Una frustrazione che non ha più a che fare solo con “quello che sta succedendo”, ma con tutto quello che si accumula nel tempo.
Ripeti le stesse cose. Chiedi, spieghi, respiri.
E poi… niente.
E allora ti chiedi:
“Ma perché devo arrivare a questo punto per essere ascoltata?” E lì, qualcosa dentro si rompe.
Il duro con il peluche
Mio figlio ha 10 anni.
È dolce, affettuoso, estroverso.
Ma in questo periodo è anche altro: vuole sembrare grande, fa il duro… e poi magari si addormenta ancora con il suo peluche.
È in quella terra di mezzo complicata: non è più piccolo, ma non è ancora grande.
E in mezzo ci siamo noi, genitori, che cerchiamo di capire come stargli dietro senza perderci.
Proviamo a dargli regole, non perché siamo dei generali, ma perché è così che si sopravvive in questo mondo, che ci piaccia o no esistono.
Come esiste il rispetto, la base a mio parere più importante.
Insieme alla crescita, arriva anche la provocazione. Le risposte secche.
I momenti in cui sembra non importargli nulla, nemmeno del tuo nervosismo.
E questa, forse, è la parte più difficile da digerire.
Il punto scomodo (quello vero)
La verità è che non è solo lui.
È quello che mi smuove dentro.
È il sentirmi ignorata.
È il non essere ascoltata.
È il dover sempre tenere tutto insieme… e poi perdere il controllo proprio lì, con lui.
E allora la rabbia esce.
Non elegante, non educativa, non da manuale. Esce e basta.
E subito dopo arriva lei: la sensazione di non essere stata la mamma che avrei voluto.
Cosa dire quando stai per esplodere (e cosa evitare)
Non esiste la frase perfetta.
Ma esistono frasi che aiutano… e altre che peggiorano tutto.
Soprattutto quando sei già al limite.
❌ Le frasi che escono di getto (e che feriscono)
Diciamolo: ci siamo passate tutte.
- “Sei sempre il solito”
- “Sei impossibile”
- “Non ti sopporto più”
- “Mi fai venire i nervi”
- “Non capisci niente”
“Non vedi cosa stai facendo?”
Sono frasi da stanchezza, da accumulo. Ma arrivano dritte, e lasciano il segno.
Ci sono giorni in cui mi chiedo se mi sto rapportando con un decenne o un quindicenne. Sono confusi loro, ma anche noi.
✅ Le frasi che tengono il confine (senza distruggere)
Non sono perfette.
Ma funzionano meglio.
- “Così non va bene”
- “Adesso mi sto arrabbiando, ne parliamo dopo”
- “Ti voglio bene, ma questo comportamento non è accettabile”
- “Fermati un attimo.”
- “Non è il modo giusto.”
Sono più corte. Più pulite.
E soprattutto: non attaccano lui, ma il comportamento.
Lo ammetto, in quei momenti non sempre ci riesco, è difficile trovare le parole giuste, soprattutto in quei momenti.
Ricordiamocelo, abbiamo il dovere di proteggerli, di dargli il buon esempio. Ma anche noi siamo umane, abbiamo i nostri limiti e le nostre emozioni.
✅Quando ti dice: “Non mi vuoi bene”
Questa merita un posto a parte. Per me è la frase più distruttiva emotivamente. E loro lo sanno molto bene.
Potremmo rispondere così:
“Ti voglio bene sempre. Ma così non va bene.”
Senza spiegare troppo. Senza giustificarti. Senza entrare nel gioco.
✅La cosa più difficile (ma più importante)
A volte la cosa migliore da fare… è non dire niente subito.
Prendere distanza. Respirare. Tornare dopo.
Perché educare nel momento della rabbia è come cercare di riordinare durante una tempesta.
Ci ho pensato tanto.
E forse la verità è più semplice (e anche più scomoda) di quello che vorremmo: non siamo sbagliate, siamo piene.
Piene di giornate lunghe, di richieste continue, di tentativi di fare bene, ma per loro non è mai abbastanza. E a volte… trabocchiamo.
Non è bello dirlo. Ma è realtà.
“I figli non tirano fuori il peggio di noi.
Tirano fuori quello che non abbiamo mai avuto il tempo di ascoltare.”
Forse crescere insieme è anche questo :
Non diventare genitori perfetti, non avere sempre la risposta giusta, non mantenere la calma in ogni situazione.
Ma imparare a tornare. Tornare a parlarci, a guardarci, a volerci bene anche dopo uno scivolone.
Perché alla fine, sotto la rabbia, resta sempre quella cosa lì:
un legame che non si può rompere, anche se spesso ci piega.
E tu?
Dimmi la verità: qual’ è la frase di tuo figlio che ti ha fatto esplodere… e subito dopo venire i sensi di colpa?
Raccontamelo nei commenti. A volte un confronto alla pari aiuta più di ogni altra cosa 💚
