Perché mio figlio gioca sempre con le pentole?
Forse c’è molto di più di quello che sembra…
Se c’è una cosa che Imai potrebbe fare per ore è giocare con le pentole.
Le prende dal cassetto, le sistema in fila, prova tutti i coperchi, li cambia, li abbina, impila tutto e poi ricomincia da capo. Potrei comprargli il gioco più costoso del negozio, ma lui tornerebbe comunque lì: davanti al mobile delle pentole.
E così mi sono fatta una domanda: perché proprio le pentole?
Perché con le macchinine, i pupazzi o i giochi pieni di luci e pulsanti ci gioca, ma dalle pentole è ossessionato?
Poi mi sono fermata ad osservarlo meglio… e mi si è accesa una lampadina.
Forse la risposta è più semplice di quanto immaginiamo
Imai ama mangiare e qui non si discute.
Ama assaggiare qualsiasi cosa, è curioso, osserva quello che succede in cucina e vuole sempre capire cosa stiamo preparando.
Allora ho pensato che forse quelle pentole, per lui, non sono soltanto delle pentole.
Per lui rappresentano il luogo dove succede qualcosa di speciale. Sono gli strumenti con cui mamma e papà preparano tutto ciò che poi finisce nel suo piatto.
In fondo, per un bambino di venti mesi, la cucina è un mondo pieno di magia.
Quando il gioco diventa apprendimento
Noi adulti vediamo un bambino che sposta pentole da una parte all’altra.
Loro, invece, stanno facendo molto di più.
Ogni volta che cerca il coperchio giusto, confronta forme e dimensioni.
Quando impila una pentola dentro l’altra sta sperimentando lo spazio.
Quando ripete la stessa azione decine di volte, il suo cervello sta costruendo nuove competenze.
E, senza accorgercene, sta anche imitando noi.
Perché i bambini imparano soprattutto osservando la vita vera.
E se invece di allontanarlo lo coinvolgessimo?
Da quando ho guardato questa sua passione con occhi diversi, mi sono resa conto di una cosa.
Forse non devo cercare di distrarlo dalle pentole.
Forse posso renderlo partecipe.
Naturalmente con attività semplici e adatte alla sua età, sempre in sicurezza.
Ad esempio può:
- lavare una mela o una zucchina in una bacinella con un po’ d’acqua;
- mescolare ingredienti già freddi con un cucchiaio di legno;
- versare ingredienti da una ciotola all’altra con il nostro aiuto;
- cercare il coperchio giusto per ogni pentola, trasformando il suo gioco preferito in una piccola sfida;
- preparare una cena immaginaria con pentole, mestoli e contenitori vuoti.
Non importa che il risultato sia perfetto.
Quello che conta è il tempo trascorso insieme.
Per loro cucinare non significa preparare il pranzo.
Significa sentirsi grandi, utili e parte della famiglia.
Una passione… difficile da contenere!
Lo ammetto: questa sua passione è tanto bella quanto impegnativa da gestire.
Perché per Imai non esistono differenze tra casa nostra, quella dei nonni, quella degli zii o di qualsiasi altro posto in cui ci troviamo. Se c’è una cucina, lui deve assolutamente esplorarla. E la prima cosa che cerca sono sempre loro: le pentole.
Ma il momento più divertente arriva quando entriamo in un negozio di casalinghi. Io magari sto guardando una padella, un contenitore o un mestolo… lui invece spalanca gli occhi, sorride, indica gli scaffali e sembra aver trovato il posto più bello del mondo. È come se mi dicesse: “Mamma, guarda quante ce ne sono!“.
Da qualche giorno, poi, ha aggiunto un dettaglio che mi fa sorridere ogni volta. Mentre gioca con le sue amate pentole dice “pappa” e sorride soddisfatto, come se volesse rassicurarmi: “Tranquilla mamma, adesso ci penso io… la preparo!“.
E sapete una cosa? Trovo questa sua passione meravigliosa. Mi piace osservare l’entusiasmo con cui vive qualcosa di così semplice e vedere quanto si senta coinvolto in quello che succede in cucina.
Certo… ci sono anche quei giorni in cui sogno di mettere delle transenne davanti ai mobili della cucina, giusto per riuscire a preparare il pranzo senza ritrovarmi tutte le pentole sparse per casa!
Ma poi lo guardo mentre cerca con attenzione il coperchio giusto, sorride soddisfatto quando lo trova e capisco che, in fondo, sta semplicemente facendo quello che i bambini sanno fare meglio: imparare giocando.
Forse le pentole raccontano qualcosa di lui
Magari tra qualche anno questa passione sparirà e verrà sostituita da trattori, dinosauri o palloni.
Oppure sarà il primo indizio di un futuro piccolo cuoco.
Non possiamo saperlo.
Quello che possiamo fare è osservare i nostri bambini con un po’ più di curiosità.
Perché dietro a quello che per noi sembra un gioco ripetitivo, spesso si nasconde un mondo intero fatto di scoperte, imitazione, autonomia e voglia di crescere.
“Forse non sta semplicemente giocando con delle pentole. Forse sta già cercando il suo modo di partecipare alla vita di casa, un coperchio alla volta.”
E adesso sono curiosissima di leggere le vostre esperienze.
I vostri bambini hanno avuto un oggetto “insolito” di cui non riuscivano più a fare a meno? Raccontatemelo nei commenti: sono sicura che nasceranno storie bellissime.
RobyBell 💚
