RobyBell

Ogni giorno è buono per rinascere, anche un lunedì qualunque.

Menu
  • Home
  • Mi presento
  • Leggi qualcosa da..
    • La Tribù Felice
    • Parole che alleggeriscono
    • Pentole & Miracoli
    • Tra mura e meraviglie
    • Vita all’aperto (con risorse limitate)
  • Accedi
  • Seguimi su instagram
Menu

L’importanza dell’autostima nei bambini

Posted on 5 Maggio 20263 Maggio 2026 by RobyBell

Ci sono cose che impariamo presto: ad allacciarci le scarpe, a leggere, a dire “grazie” anche quando riceviamo qualcosa che probabilmente non useremo mai nella vita. Poi ci sono cose che, invece, impariamo tardi. A volte tardissimo. Una di queste, per me, è stata credere in me stessa.

Anzi, forse sarebbe più corretto dire che sto ancora imparando. Perché io ci ho messo una vita a guardarmi con un po’ di gentilezza, a riconoscere i miei passi, le mie fatiche, le mie conquiste. A volte, se penso alla mia vita, una parte di me vorrebbe darsi una pacca sulla spalla e dire: “Brava Roby, guarda dove sei arrivata con le tue forze”. Poi però arriva quell’altra parte, quella che sembra avere i prosciutti sugli occhi, e rimette tutto in discussione.

E nemmeno prosciutti buoni da aperitivo, eh. Proprio quelli pesanti, stagionati male, piazzati lì davanti alla vista.

Come ho raccontato anche nella mia presentazione, sono stata una bambina tremendamente insicura. E quella bambina, in qualche modo, me la sono portata dentro anche da donna. Non ho mai capito davvero il perché. Forse non c’è un motivo solo. Forse certe insicurezze crescono piano, senza fare troppo rumore. Si infilano nei confronti, nelle aspettative, nelle parole non dette, nei silenzi, negli sguardi, nei momenti in cui inizi a pensare di non essere abbastanza, anche se nessuno te lo ha detto proprio così.

A volte basta poco per iniziare a dubitare di sé. Molto meno di quanto pensiamo. E poi, da grandi, ci ritroviamo con una vita sulle spalle, mille cose affrontate, ostacoli superati, cadute, ripartenze, figli, responsabilità, scelte difficili… e nonostante tutto, quella vocina interna ogni tanto torna a bussare e chiede: “Ma sei sicura di farcela?”.

Ecco, io quella vocina vorrei non passarla ai miei figli come fosse un’eredità di famiglia. Già gli lasceremo abbastanza scatole in soffitta, calzini spaiati e forse qualche mobile recuperato che un giorno guarderanno con aria perplessa dicendo: “Mamma, ma davvero ti sembrava una buona idea?”. L’insicurezza no. Quella vorrei provare a non lasciargliela.

Negli anni ho capito una cosa: l’autostima non è un lusso. Non è una frase motivazionale appesa al muro, con il tramonto sullo sfondo e la scritta “credi in te stesso”. Che poi bellissima, per carità, ma se bastasse una frase su Canva saremmo tutti illuminati e sereni già dal lunedì mattina.

L’autostima è molto di più. È una base, una protezione, una specie di cappotto interiore da mettere addosso ai nostri figli prima che escano nel mondo. Perché il mondo è bello, sì, ma è anche duro. Ti giudica, ti confronta, ti mette alla prova, ti fa sbagliare, ti fa sentire fuori posto, ti dice che devi essere più bravo, più veloce, più sicuro, più forte, più tutto. E se dentro non hai almeno un piccolo punto fermo, rischi di credergli ogni volta.

Per questo credo che insegnare l’autostima ai bambini sia fondamentale. Non per farli crescere convinti di essere migliori degli altri, e nemmeno per trasformarli in piccoli imperatori del salotto, di quelli che decidono tutto loro mentre tu puoi solo chiedere udienza tra un biscotto e un cartone animato. L’autostima non è arroganza. Non è superiorità. Non è pensare di avere sempre ragione.

Per me, autostima significa sapere chi sei anche quando qualcosa va storto. Significa riuscire a non buttarti via al primo errore. Significa sapere che il tuo valore non dipende da un voto, da una gara, da un complimento, da un risultato o dall’approvazione degli altri. Significa poter dire: “Questa cosa non mi è riuscita, ma io non sono questa cosa”.

E questa, secondo me, è una delle lezioni più importanti che possiamo provare a dare ai nostri figli.

Per molto tempo ho pensato che per dare autostima a un bambino bastasse riempirlo di complimenti. “Sei bravissimo”, “sei bellissima”, “sei speciale”, “sei il migliore”. E attenzione, i complimenti fanno bene. Io sono la prima che, davanti a un disegno fatto dai miei figli, parte con l’entusiasmo da stadio anche quando non si capisce bene se quello rappresentato sia un cane, una patata con le zampe o un nuovo animale ancora da classificare.

Però ho capito che l’autostima non nasce solo dai complimenti. Perché se un bambino si abitua a sentirsi bravo solo quando riesce bene, cosa succede quando sbaglia? Se si sente forte solo quando vince, cosa succede quando perde? Se si sente amato solo quando fa la cosa giusta, cosa succede quando delude le aspettative?

L’autostima vera nasce quando un bambino capisce che il suo valore non dipende dal risultato. Tu vali anche se oggi non ce l’hai fatta. Vali anche se hai sbagliato. Vali anche se devi riprovare. Vali anche se sei arrabbiato, impacciato, lento, timido, rumoroso, sensibile, diverso. Vali perché sei tu.

E questa cosa, se riuscissimo davvero a passarla ai nostri figli, sarebbe già un regalo enorme. Uno di quelli senza fiocco, ma con dentro una vita intera.

Io non voglio crescere figli perfetti. Anche perché, diciamolo, in casa nostra la perfezione ha rinunciato a suonare il campanello da un pezzo. Vorrei però crescere figli che sappiano guardarsi con rispetto. Figli capaci di dire: “Ci provo”, “posso sbagliare”, “posso migliorare”, “non devo piacere a tutti”, “non sono meno degli altri”. Vorrei che imparassero che se una cosa non riesce subito, non significa che non siano capaci. Significa solo che devono trovare il loro modo, il loro tempo, il loro passo.

Credo anche che noi genitori abbiamo un potere enorme nelle parole che usiamo. E anche una responsabilità che, diciamolo, ogni tanto pesa più della borsa del cambio quando esci con un neonato. Le parole restano. A volte noi adulti ricordiamo ancora frasi sentite da bambini, magari dette senza cattiveria, magari in un momento di stanchezza, magari buttate lì senza pensarci troppo. Eppure sono rimaste.

Per questo cerco, anche se non sempre ci riesco, di fare attenzione a come parlo ai miei figli. Non voglio etichettarli. Dire “sei disordinato”, “sei pigro”, “sei sempre il solito”, “sei troppo sensibile”, “sei un disastro” può sembrare una cosa da poco, soprattutto quando magari hai appena trovato il soggiorno trasformato in una zona archeologica piena di Lego, calzini e resti non identificati. Però un conto è dire che c’è disordine, un conto è far sentire un bambino come se fosse lui il disordine.

Questa differenza, secondo me, cambia tantissimo. Perché un bambino che si sente dire “hai sbagliato” può imparare. Un bambino che si sente dire “sei sbagliato” rischia di crederci.

Insegnare l’autostima significa anche lasciare che i figli provino, e questa forse è una delle parti più difficili. Perché noi genitori vorremmo proteggerli da tutto: dalle cadute, dalle delusioni, dai fallimenti, dagli amici che feriscono, dai compiti difficili, dalle figuracce, dalle scelte sbagliate. Vorremmo metterli dentro una bolla sicura, possibilmente insonorizzata, con merenda inclusa e zero sofferenza.

Ma non funziona così.

Per insegnare davvero l’autostima ai bambini dobbiamo anche lasciarli tentare, sbagliare, riprovare.
Che sentano quella piccola soddisfazione che nasce quando riesci in qualcosa con le tue forze.

Perché se facciamo sempre tutto al posto loro, il messaggio che passa è: “Da solo non ce la fai”. E invece io vorrei che imparassero il contrario: “Puoi provarci. E io sono qui”.

La parte più scomoda, però, è che per insegnare autostima ai figli dobbiamo lavorare anche sulla nostra. E qui partono gli effetti speciali. Perché è facile dire a un figlio “credi in te stesso”, poi però lui ci guarda mentre noi ci svalutiamo, ci critichiamo, ci diciamo che non siamo abbastanza, che abbiamo sbagliato tutto, che gli altri fanno meglio, che non siamo capaci.

E i bambini osservano. Assorbono. Prendono appunti senza nemmeno avere il quaderno.
Leggi anche I figli non ascoltano ma assorbono tutto

Io questa cosa la sento tantissimo. Non posso pretendere di insegnare ai miei figli a volersi bene se poi io davanti a loro mi tratto sempre come l’ultima della fila. Non devo essere perfetta. Non devo avere un’autostima invincibile. Non devo svegliarmi ogni mattina guardandomi allo specchio e dicendo: “Sono una dea, spostatevi tutti”. Anche perché, alcune mattine, più che dea sembro una comparsa uscita male da una notte interrotta troppe volte.

Però posso provarci. Posso riconoscere i miei passi. Posso dire davanti a loro: “Questa cosa mi è costata fatica, ma sono contenta di esserci riuscita”. Posso mostrare che anche gli adulti hanno paura, ma non per questo si fermano sempre.

Forse l’autostima si insegna anche così. Non fingendo di avercela sempre, ma mostrando che si può costruire. Un pezzetto alla volta.

“Non devi essere perfetto per valere. Devi solo ricordarti chi sei, anche quando qualcosa va storto.”

Questa è una delle verità più difficili della maternità: possiamo accompagnarli, amarli, proteggerli, educarli e sostenerli, ma non possiamo vivere al posto loro. Allora forse il nostro compito è prepararli.

Io non so se riuscirò davvero a insegnare l’autostima ai miei figli come vorrei.

Però una cosa la so: vorrei che crescessero sapendo di potersi fidare di sé stessi abbastanza da non consegnare il proprio valore nelle mani degli altri.

Abbastanza da guardarsi, un giorno, magari dopo una fatica, una caduta o una conquista e riuscire a dirsi: “Ce l’ho fatta. E anche se non è stato perfetto, sono fiero di me”.

Ecco, forse è questo che avrei voluto imparare prima.

E voi?
Voi come avete imparato a credere in voi stessi? Vi è venuto naturale o, come me, ci state ancora lavorando?E se avete bambini, cosa fate per aiutarli a sentirsi capaci, amati e abbastanza?
Raccontatemelo nei commenti: magari ci aiutiamo a vicenda. Che sull’autostima, diciamolo, siamo tutti un po’ lavori in corso.💚

Categoria: La Tribù Felice

1 thought on “L’importanza dell’autostima nei bambini”

  1. AnnaRita ha detto:
    8 Maggio 2026 alle 10:45

    Bello 😍

    Rispondi

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Leggi qualcosa da..

  • La Tribù Felice
  • Parole che alleggeriscono
  • Pentole & Miracoli
  • Tra mura e meraviglie
  • Vita all’aperto (con risorse limitate)
Seguimi su instagram
© 2026 RobyBell | Powered by Minimalist Blog WordPress Theme