Un po’ di tempo feci due chiacchiere con un signore. Non ricordo bene dove: se in una sala d’attesa, un corridoio o in uno di quei “non luoghi” dove le persone si raccontano pezzi di vita come se stessero ordinando un caffè.
A un certo punto lui disse: “Mettere al mondo dei figli oggi è un atto di egoismo.”
Da mamma, mi sentii colpita nel punto preciso in cui siamo più vulnerabili: quello dove provi a fare del tuo meglio, ma ti chiedi sempre se basterà. Sul momento pensai: che durezza, che cattiveria gratuita. Poi però… quella frase mi rimase dentro a lungo. E con il tempo capii che forse non era solo cattiveria: era paura. Era stanchezza. Era sfiducia.
Ad un certo punto, quando l’ansia diventò un rumore costante smisi di ascoltare anche il telegiornale.
Mi accorsi che la mia testa non reggeva più tutte quelle informazioni e decisi di tenerle fuori dalla mia vita quotidiana. Ovviamente questa cosa non durò allungo, giusto il tempo di disintossicarmi dai media.
Ci sono giorni in cui il mondo esterno sembra un luogo ostile, un campo minato. Guerre, tensioni, immagini che arrivano da lontano ma sembrano vicine. E poi l’instabilità che non fa rumore come una sirena, ma ti resta addosso: la sensazione che costruire un futuro sia diventato un lavoro da funamboli.
E in mezzo a tutto questo, ci siamo noi: genitori con il cuore sempre un po’ in allerta.
Non è solo paura. È una paura particolare: quella che nasce dal fatto che non stai proteggendo solo te. Stai proteggendo qualcuno che ami più di qualunque cosa, qualcuno che non ha scelto di arrivare in questo tempo difficile e che però ci vive.
A volte mi sembra che il nostro compito sia diventato questo: tenere insieme due verità opposte senza esplodere.
La prima verità è dura:
- il mondo mette ostacoli
- cambia regole mentre stai già giocando
- ti fa sentire spesso piccola, impreparata, “in ritardo”
La seconda verità è quella che ci salva:
- nonostante tutto, continuiamo a sperare
- continuiamo a crescere figli
- continuiamo a insegnare parole come rispetto, gentilezza, responsabilità
E non lo facciamo perché siamo ingenui. Lo facciamo perché, se smettiamo di credere nel domani, che cosa resta oggi?
La fatica invisibile dei genitori
C’è un peso che non si vede: la fatica di sorridere mentre dentro ti frullano domande enormi. La fatica di essere “stabili” quando attorno è instabile. La fatica di non trasferire ai figli tutto il nostro spavento, pur restando sinceri.
Perché la verità è che non vogliamo crescerli in una bolla. Ma non vogliamo neanche che crescano con l’ansia come sottofondo.
Allora impariamo una specie di equilibrio emotivo :
-
- scegliamo cosa dire e cosa no
- proteggiamo senza mentire
- facciamo spazio alle domande e intanto ci teniamo stretti tra noi grandi, perché da soli è più difficile.
E qui torno a quella frase del signore: “Mettere al mondo dei figli oggi è un atto di egoismo.”
Oggi, se ripenso a quell’incontro, non lo giudico più nello stesso modo. Penso che forse parlasse dal suo dolore, dalla sua disillusione. Forse vedeva solo un mondo che crolla e pensava: come si fa a mettere figli qui dentro?
Io però, pur capendo la paura, non riesco a chiudere lì il discorso.
Perché io ci credo. Io confido davvero nel fatto che i nostri figli possano essere una generazione capace di cambiare le cose.
Non perché siano “migliori” per magia.
Ma perché stanno crescendo con consapevolezze diverse:
- vedono le contraddizioni
- sentono il valore delle scelte
- capiscono che il rispetto non è un optional
- e spesso hanno un senso di giustizia che noi, adulti, ci siamo un po’ consumati addosso
E forse il nostro compito non è salvarli da tutto.
Forse il nostro compito è non spegnere quella luce.
Dare loro strumenti, non paure in eredità.
Insegnare a sentire, non solo a resistere.
Mostrare che si può restare umani anche mentre fuori il mondo fa rumore.
“Educare alla speranza non significa ignorare il buio. Significa accendere una luce e passarla di mano in mano.”
Sì, è difficile costruire un futuro in un mondo che sembra mettere sempre un ostacolo sul cammino. È difficile essere genitori quando l’ansia sembra più realistica della serenità.
Ma io continuo a scegliere la fiducia.
Continuo a credere che l’amore, la cura, l’educazione quotidiana, quella fatta di esempi più che di discorsi , non siano piccole cose.
Sono semi.
E magari non vedremo subito il raccolto.
Ma io voglio pensare questo: che i nostri figli non siano qui per “salvarci” come eroi.
Sono qui per vivere meglio di noi e forse anche per insegnarci un modo nuovo di stare al mondo.
E adesso dimmelo tu…
Come ti senti quando il mondo esterno pesa dentro casa?
Ti capita mai di proteggerti spegnendo le notizie, o di sentirti in colpa per questo?
Se ti va, raccontamelo nei commenti: qui si può parlare anche di ciò che ci spaventa, senza vergogna.💚
