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Allattamento, le verità che non ti raccontano

Posted on 3 Febbraio 20264 Febbraio 2026 by RobyBell

Ci sono momenti che, dopo l’arrivo dei figli, restano tra i più belli. E anche tra i più delicati.
Per me uno di questi è stato l’allattamento.

Perché sì: ce lo vendono come “la cosa più naturale del mondo”. Nasce un figlio, lo attacchi al seno e magicamente, senza dolore né sacrificio, vivi felice e nutrita pure tu… di luce divina.
Poi arriva quel momento e… paf. Panico.

Io ho avuto tre esperienze. Una diversa dall’altra. E se c’è una cosa che avrei voluto sentirmi dire subito è questa: non sei meno mamma se l’allattamento non va come te l’avevano raccontata. Non sei “una mamma per metà”. Sei mamma e basta.

Un allattamento difficile: perché non è sempre “naturale” come ti raccontano

Lo dico subito, perché questa parte è importante: quando l’allattamento non parte, quando fa male, quando non va come nei corsi preparto o nei racconti “tutto rose e capezzoli felici”, può arrivare una sensazione bruttissima: quella di essere sbagliata.
E invece no!!!
L’allattamento è naturale… sì. Ma “naturale” non significa automatico, né semplice, né uguale per tutte.

Perché l’allattamento può essere difficile anche se “dovrebbe venire da sé”?

Perché entrano in gioco mille cose: parto, stanchezza, recupero fisico, emozioni, attacco, suzione, tempi del bambino, supporto (o mancanza di supporto). E non c’è niente di “sbagliato” in te se non fila liscio.

Cesareo e allattamento: cosa può cambiare nei primi giorni

Tutti e tre i miei parti sono stati cesarei. E ogni volta ho capito una cosa: il corpo fa un lavoro enorme, ma la testa fa un lavoro ancora più grande.
Se ti aspetti che tutto funzioni subito, e invece no, è facile sentirsi travolte. E qui entra in gioco una parola che a volte manca: supporto.
Tecnico, pratico, emotivo. Perché non è solo “attacca e basta”. Spesso è un percorso.

Cesareo e allattamento: è normale sentirsi più fragili?

Sì. Il recupero è impegnativo e spesso ti senti “in ritardo” su tutto: sul latte, sul contatto, sul riposo, sulla serenità. Non sei sola e non sei debole: sei nel pieno di una trasformazione.

Neonato che non si attacca al seno: la mia esperienza con Elia

Elia nasce a 42 settimane, dopo due giorni di travaglio, induzione e alla fine cesareo. Psicologicamente è stato devastante… ma lo rifarei mille volte per l’emozione che ti travolge quando lo vedi.

Arriva in camera. Lo avvicino al petto. Io pronta al momento “magico”…
E invece: non si attacca.
Infermiere, sostegno allattamento, posizioni, tentativi… niente.
E io lì a pensare: “4,020 kg di figlio e non vuole il latte della mamma?”
Lo voleva eccome. Solo che evidentemente aveva capito subito una cosa: “Perché faticare quando mamma può tirarlo per me?”

Cosa ho provato quando non si attaccava?

Senso di inadeguatezza, tristezza, frustrazione. E pure quella vocina che ti fa credere di essere “meno”.
Spoiler: è una vocina bugiarda.
Nel frattempo le persone vicine dicono la loro, tutti esperti di allattamento: riprova, attaccalo! Prova così!
Io volevo solo sparire.

Tiralatte e latte materno tirato: routine, fatica e sensi di colpa

Tra pianti (miei) e senso di inadeguatezza, affitto un tiralatte e parte la nostra avventura: tre mesi.

Tre mesi così:
lui dormiva → io tiravo
lui si svegliava → biberon
lui dormiva → io tiravo

Praticamente non dormivo mai. Avevo il freezer pieno di latte, nemmeno fossi una centrale di produzione.

Al terzo mese compiuto, ho mollato il tiralatte, sono passata all’artificiale e siamo andati avanti fino allo svezzamento.
E oggi lo dico forte: non mi vergogno di niente. Mi dispiace solo di non aver chiesto aiuto prima anche sul piano emotivo, perché quando ti senti crollare… non è “dramma”, è realtà.

Tiralatte e stanchezza: la parte che non ti raccontano?

Che non è “solo tirare il latte”. È un ritmo che ti risucchia: tempi, lavaggi, notti spezzate, orari che diventano un lavoro vero e proprio: sterilizza i biberon, scalda a bagno maria o con lo scalda-biberon se ne hai uno, tutto questo mentre lui affamato urla come se fosse un tirannosauro Rex in versione mini, con gli occhi spalancati che ti guarda e ti mette sottopressione perché il tempo di attesa per scaldarlo è troppo. e puntualmente quel tempo diventa infinito.

Per non parlare degli spostamenti, anche solo andare da mia madre era una trasloco. Dovevo portare dietro tutti gli accessori, dovevo fare l’appello tutte le volte.
Come se un neonato in genere non  ne avesse già abbastanza.

Non è stato per niente facile, non so nemmeno io come abbia fatto… ma ho capito che l’amore per un figlio porta ad avere una forza interiore  che va sopra ogni nostra aspettativa.

7 Anni dopo arrivò Cloe e con lei una nuova avventura.

Allattamento che parte bene e poi si blocca a casa.

Cloe nasce anche lei da cesareo, ma stavolta per scelta: avevo ancora un brutto ricordo dell’esperienza con Elia e decisi di programmarlo.
Nasce a 39 settimane, pochi giorni dopo Natale. Anche lei di un  peso niente male per essere una signorina con i suoi morbidissimi 3, 500 kg.
Provo ad attaccarla, a fatica  ma ci riesco. Forse la paura dell’esperienza precedente mi rendeva nervosa e loro lo percepiscono. Tiro su un sospiro di sollievo nel riuscirci.

Nei giorni seguenti ci dimettono e rientriamo a casa. Ricordo ancora che era la vigilia di capodanno, Elia era piccolo, aveva appena 3 anni, mi era mancato tantissimo durante il ricovero. Ricordo la mia preoccupazione: dovevo prendermi cura di lei, senza dimenticare quanto ancora avesse bisogno lui di me più che mai e… niente, arriva il momento della poppata e non si attacca. Non si attacca più.
Crollo emotivo, piangiamo insieme.. lei si dispera e io con lei. Torna il senso di ineguatezza.

Tiralatte di nuovo, Ma con una consapevolezza diversa: non volevo restare da sola a impazzire dentro.

Vado agli incontri dopo parto e mi dicono: “Signora, ormai non si attaccherà più.” Erano passate un paio di settimane,
e io, cocciuta come solo una mamma disperata può essere pensai: “Adesso vediamo.”

Perché a casa può cambiare tutto?

Perché cambia il contesto: meno supporto immediato, più stanchezza, più caos, più responsabilità addosso. E spesso ti senti improvvisamente sola con un problema enorme in braccio.

Incontri dopo parto e supporto allattamento: quando ti dicono “non si attaccherà più”

Quella frase me la ricordo ancora. E capisco che possa essere detta con realismo, ma quando sei fragile suona come una sentenza.
Io però avevo bisogno di un’altra cosa: essere accompagnata, non “chiusa” in un destino. E mi sono aggrappata alla mia ostinazione.

Chiedere aiuto è una scelta forte

Gli incontri dopo parto per me hanno fatto la differenza: anche solo perché qualcuno vedeva la mia fatica, la nominava e non mi faceva sentire esagerata. Ovviamente questo dipenda anche chi ti affianca, la prima volta non fu così, non mi sentivo a mio agio e decisi di non tornare.
Con Cloe invece, fu una realtà diversa. Anche se il loro pensiero era diverso dalla mia sensazione e dal mio istinto, pensai che trovarmi alla pari di altre mamme in quel momento mi faceva stare bene. Non ero sola. Questo mi ha aiutato a trovare la forza di non mollare.

Quando finalmente si attacca al seno: come è ripartito l’allattamento dopo un mese

Dopo un mese di tentativi, arriva quel momento: taac.
Si attacca! E parte l’allattamento vero, quello che sognavo. Non per sentirmi più mamma, ma perché l’avevo desiderato, ci tenevo tanto, volevo riprovare quell’emozione provata in ospedale ancora una volta.
E poi ne vogliamo parlare di tutti i traslochi che mi sarei di nuovo evitata, anche perché stavolta i bambini con gli accessori a carico erano diventati 2.
A 20 mesi inoltrati dopo un bellissimo percorso insieme, io e Cloe concludiamo la nostra avventura. Arriviamo a fine allattamento.
E qui c’è una cosa che per me vale oro: Cloe oggi ha 7 anni e fino a poco prima dell’arrivo di Imai, per rassicurarsi, spesso infilava la sua manina calda tra i miei seni.
Non era “solo un gesto”. Era il suo modo di dire: “Io qui ci torno, perché qui mi sento al sicuro.”
Per me aveva un valore fortissimo.

Quello che mi ha insegnato Cloe?

Che l’allattamento non è solo nutrimento. A volte è un porto, una coperta invisibile, una sicurezza emotiva che resta anche quando i mesi passano.

Sei anni dopo, l’arrivo del nostro stellino Imai. Nato da un nuovo amore, un esperienza genitoriale partita in maniera diversa, così come la mia consapevolezza. Una nuova esperienza che ancora oggi è un treno in piena corsa.

Quando il neonato si addormenta mentre ciuccia e cresce poco

A 38 settimane arriva Imai. Cesareo d’urgenza per distacco di placenta: ci prendono per i capelli, ma per fortuna va tutto bene. Anche lui ha i suoi 3,535 kg  un piccolo gigante di morbidezza. Io i figli piccoli non li so fare 😉

Con l’esperienza di Cloe pensavo di essere “avviata”. E in effetti l’allattamento parte bene… ma al rientro a casa lui è dormiglione, cresce poco, si stanca e si addormenta mentre ciuccia. Ed io mi faccio mille paranoie: “Se lui non ciuccia, andrà via il latte.”
Panico. Quel “ma perché di nuovo?” che ti svuota.

Riprendo in mano il “maledetto” tiralatte, in quel modo potevo assicurarmi che mangiasse abbastanza. La mia missione in quel momento era: farli recuperare il peso che aveva perso al rientro a casa. Perché diciamolo, un altro stress non indifferente per noi mamme diventa la bilancia. Prima la si usa durante la gravidanza per tenere sotto controllo il nostro peso, una volta nata la creatura invece, per monitorare che ne prenda abbastanza ogni settimana. (Da sempre ho un brutto rapporto con le bilance).

Ragadi da allattamento: dolore, accortezze e come ne sono uscita

Come se la situazione per me non fosse già complicata, compaiono anche le le ragadi (già viste con Cloe, ma stavolta più intense).
Non volevo mollare. Ho stretto i denti e con l’aiuto di alcune accortezze ne siamo usciti. ma è stata dura.
Ricordo di aver cercato informazioni ovunque, metodi della nonna, creme miracolose, ne ho provato tante.
La soluzione che ha avuto un successo miracoloso per la cura delle ragadi è stato sicuramente il mio latte materno. Con delicatezza ne passavo qualche goccia intorno al capezzolo e lasciavo che asciugasse.
Tenere i seni scoperti aiuta tantissimo e sono più contenti anche i papà 😄.

Un altro aiuto fondamentale è stata anche la crema alla lanolina Medela PURELAN è stata una vera scoperta e si può attaccare il neonato al seno subito dopo averla applicata. Io mi farcivo i seni come fossero cupcake.

Le ragadi al seno non sono solo dolore fisico: è l’ansia di ogni poppata, la paura di “non farcela”, quel senso di essere intrappolata in qualcosa che dovrebbe essere dolce e non sempre lo è come vorremmo.

Passato un mese, a parer mio sempre il più difficile, finalmente si è attaccato davvero. Proprio come la sorellina.
Ma anche per lui è stata dura.

Svezzamento graduale e distacco dal seno senza traumi: come ci stiamo riuscendo

Ora siamo a 15 mesi: ancora la prende, ma nonostante tutto è un buongustaio anche a tavola. Abbiamo iniziato l’autosvezzamento a 6 mesi ( magari ci faccio un articolo.)  Da sempre ha dato grandi soddisfazioni, proprio come la mamma e il papà ama il cibo ed è sempre alla scoperta di cose nuove. Questo però non deviato neanche un pochino l’attenzione dalla tetta.
Dopo tutto quello che abbiamo fatto per viverci questo momento, ora ho deciso di mollare. Non sono del tutto convinta, non sono del tutto pronta, ma con altri 3 bambini in casa non è facile.
La stanchezza pesa, lo stress pure e senza drammi ho deciso di iniziare a piccoli passi a staccarlo.

Rino mi sta aiutando tanto per farlo addormentare la sera.
Non voglio che Imai associ la nanna alla tetta e hanno creato un momento “tutto loro” fino a quel momento.  A volte funziona, altre volta è un pò più dura, ma i bimbi si adattano abbastanza in fretta. Bisogna creare con loro una specie di rituale: musica bianca, luce soffusa, un peluches che sa di porto sicuro.

Durante il giorno invece cerco di distrarlo il più possibile. Durante la nanna pomeridiana lo metto nel marsupio e lo tengo nella schiena, lascio che si ninni con il mio movimento. A lui piace e per il momento funziona.

la cosa che ancora non riesco a gestire sono i risvegli. Soprattutto i notturni. Ma ci sarà tempo, non abbiamo fretta.
Per ora ci siamo dedicati alla parte diurna della giornata. E niente… diciamo che almeno non mi spoglia più dove capita. Che già questo, è un traguardo (almeno per Rino :P).

Quando il neonato si addormenta con il seno: è sempre un problema?

Non ne ho idea, per me non lo è mai stato prima. Per me l’allattamento è un bisogno a richiesta che bisogna seguire. Per loro non è solo nutrimento, per loro è anche un sentirsi protetti, coccolati, al sicuro.

E spesso ciò che serve a loro serve a noi mamme. Rassicurazione, osservazione, supporto… non solitudine.
Non è un taglio netto, non è una guerra, non è “da domani basta”.
È una decisione che sto facendo maturare con calma: un passo alla volta, senza traumatizzare lui e senza distruggere me.
Quando c’è collaborazione tutto diventa più leggero.

Sensi di colpa e allattamento: perché non definiscono che mamma sei

Se guardo indietro, vedo tre storie diverse:

  1. quando  ho resistito oltre le forze e mi sono sentita “meno” (Elia),
  2. quando ho insistito e ho vinto la mia battaglia personale (Cloe),
  3. quando sto imparando a scegliere con dolcezza e senza traumi (Imai).

E sai qual è la verità?
Che in tutte e tre, anche quando non mi sentivo forte, lo ero. Solo che non lo sapevo.

Se stai vivendo un allattamento difficile, se sei nel panico, se ti senti sbagliata… fermati un secondo: non sei sola. E non devi dimostrare niente a nessuno. Segui il tuo istinto, non devi dimostrare nulla a nessuno. Ogni esperienza è a se, compresa la mia. Ogni mamma dovrebbe poter seguire il suo istinto, ci sarà un motivo se lo chiamano “istinto materno.” No?

Non è l’allattamento a dirti che mamma sei. È l’amore con cui ti prendi cura di tuo figlio… e anche di te.

L’allattamento può essere dolce, faticoso, doloroso, confuso. A volte tutto insieme.
Ma non è una gara. E non è un test per stabilire il tuo valore.

È un pezzo di strada. E se anche cambia forma, resta comunque amore.

Ti va di parlarne nei commenti?
Se ti va, raccontami la tua esperienza con una frase sola:
“Per me l’allattamento è stato…” (semplice / un caos / una via di mezzo / una rinascita / un dolore / una sorpresa).
Qui non si giudica:  ci si capisce. 💚

Categoria: La Tribù Felice

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