Non sono un’esperta di giardinaggio, è risaputo.
Il mio pollice è più “curioso” che verde e a volte pure un po’ azzardato.
Ma negli ultimi tempi, tra social, blog e chiacchiere con i vicini, mi capita spesso di sentire parlare del prato di trifoglio. Pare sia la nuova ossessione verde del momento, una sorta di rivoluzione botanica che promette meno fatica, più natura e un pizzico di poesia.
Dicono che il classico prato all’inglese, quello da pubblicità, perfetto, uniforme e rigorosamente proibito ai bambini che vogliono giocarci sopra, stia perdendo fascino.
Al suo posto arrivano soluzioni più selvatiche, più libere, più… vive.
E confesso: a me, questa idea di libertà verde piace parecchio (soprattutto se comporta meno tagliaerba e più amache).
A quanto pare, online le ricerche su prato di trifoglio e prato biodiverso stanno esplodendo.
Forse perché la gente, stanca di rincorrere la perfezione, ha finalmente deciso che anche un po’ di disordine può essere bello e che tagliare l’erba ogni sabato mattina non è proprio il massimo della vita.
Il trifoglio, infatti, è una pianta umile ma geniale: cresce anche dove non te lo aspetti, resta verde senza troppi capricci e, udite udite, non chiede di essere tosato ogni settimana.
In più, attira api e farfalle, che, oltre a fare scena nelle foto estive, sono pure utili alla biodiversità.
Insomma, un prato che si prende cura di sé e ti fa pure bella figura.
Io e il giardinaggio ci stiamo frequentando da pochi mesi (in amicizia eh, resto fedele a Rino io 😜), trovo che questa tendenza abbia un suo fascino.
È come dire: “Lascia che la natura faccia da sé, che tanto ci riesce meglio di noi.”
E in fondo, non è una filosofia applicabile anche alla vita quotidiana?
Magari se smettessimo di rincorrere la perfezione in tutto, prato incluso, respireremmo un po’ di più.
“La natura non ha bisogno di essere perfetta per essere meravigliosa.”
— Anonimo.
Le mie conclusioni:
Il prato di trifoglio non è solo una moda del momento: è un invito a guardare il nostro spazio verde con occhi nuovi.
Meno “copertina di rivista”, più “angolo di mondo vero”.
E per chi, come me, non ha mai avuto la costanza di mantenere un prato impeccabile, potrebbe essere la svolta definitiva: finalmente un giardino che non ti fa sentire in colpa.
Chissà, magari la prossima primavera proverò anch’io a seminare un pezzetto di trifoglio.
E se va bene, avrò un po’ di tempo in più da dedicare ai miei bambini, che non vedranno sicuramente l’ora di testare un prato a prova di tribù felice 💚
E voi?
Siete ancora del partito “erba perfetta e tagliaerba sempre in carica” o vi affascina l’idea di un giardino più libero, un po’ selvatico e molto più vero?
Raccontatemi nei commenti: prometto di non giudicare, nemmeno se avete un cactus finto in salotto 😉
