Con quattro bambini in casa – ma in realtà ne basterebbe anche solo uno – la coppia rischia di diventare un’eco lontana, una voce che non si sente più. Tra poppate, compiti e richieste continue, il “noi” si sbiadisce. Ma se non ci prendiamo cura della coppia oggi, cosa resterà quando i figli saranno cresciuti? La verità è che trovare tempo per la coppia con figli è un po’ come cercare di piegare il bucato appena uscito dall’asciugatrice: complicato, ma non impossibile.
Io e il mio compagno Rino, ci siamo sempre promessi lunghe liste di cose da fare insieme e devo dire che in questi due anni non ci siamo di certo annoiati. Inizialmente approfittavamo del momento in cui Elia e Cloe passavano del tempo con il loro papà e Federico con la sua mamma per dedicarci del tempo per Noi. Dai weekend in viaggio per le città mai viste, ai concerti dei nostri cantanti preferiti. Ogni scusa era buona per passare quel tempo insieme lontano dalla routine.
Questo avveniva anche durante la gravidanza, nei pochi giorni dove riuscivo a star bene (ho avuto una gravidanza difficile) si trovava il momento svago senza troppi sensi di colpa, la nostra serenità era di conseguenza serenità e “tanta pazienza in più” nei confronti dei nostri figli.
Con l’arrivo di Imai, il nostro stellino, le cose inizialmente non sono cambiate. Abbiamo adattato le sue esigenze facendole combaciare con i nostri bisogni e questo era di grande aiuto soprattutto per me, la mamma, perché si sa, i primi mesi sono quelli più difficili dopo l’arrivo di un bambino e non c’è niente di meglio che un po’ di svago all’aperto per placare gli ormoni post-partum .
Con il passare dei mesi invece, le esigenze del piccolo di casa sono cambiate, sono diventate più impegnative. Come dice qualcuno: Figli piccoli problemi piccoli, figli grandi problemi grandi. Non avevano tanto torto in effetti. Oggi far conciliare le esigenze della Tribù è sempre più difficile, ma noi cocciuti, teniamo duro.
Il nostro momento inizia ufficialmente dopo la fase “tutti a nanna”. Intorno alle 21 raduno i più piccoli nel lettone: Imai attaccato come un koala in fase poppata, Cloe che reclama carezze e io che, con aria da stratega, invoco Morfeo sperando che si occupi di loro risparmiando me; A volte collabora, altre volte fa finta di non conoscermi e da li ci giochiamo la serata.
Una volta che i grandi hanno esaurito i loro “cinque minuti” (che durano almeno mezz’ora) arriva il turno dello smistamento nelle brande. Li sistemo ognuno nel proprio letto con la speranza che ci restino… anche se sappiamo benissimo che tra qualche ora torneranno a riformare la processione notturna verso il lettone. E allora tentiamo di vivere quei minuti di pace come la Cenerentola del momento: godendoci l’incantesimo finché la mezzanotte – o meglio, il primo risveglio – non lo rompe.
A quel punto parte il nostro piccolo lusso: un film intero (o almeno i primi venti minuti), una chiacchiera senza essere interrotti, o anche solo il silenzio. Ci basta uno sguardo per ritrovarci e ricordarci che, oltre a mamma e papà, siamo ancora noi due.
La mattina, proviamo ad aprire la giornata con un abbraccio. Ma dura poco: ecco Cloe che si infila a “sottiletta” tra noi, convinta di essere la fetta di formaggio mancante al nostro panino. Non ho ancora capito se è gelosa che qualcuno che non sia lei abbracci la mamma o se tenti di rubarmi il fidanzato…
Con l’arrivo di Imai i momenti da soli si sono ristretti ancora di più. Ma grazie a qualche “missione speciale” con la nonna, riusciamo a concederci un’ora fuori: un aperitivo senza rischiare che venga travolto il tavolino o, nei rarissimi casi, una cena come ai vecchi tempi, quando riuscivamo a gustarci una pietanza romanticamente condivisa in due, senza il rischio di affogarci per la fretta, quando bastava uno sguardo per sentirsi complici e due parole tra persone adulte, senza il rischio di ricevere millemila domande dalla Tribù: chi? Come? Cosa? Quando? E soprattutto – Perché ?
Che fatica….Ma sappiamo già che un giorno ci mancherà tutto questo.
Ecco perché è così importante rimanere uniti: per affrontarlo insieme.
“Essere coppia con figli significa imparare a vivere d’incantesimi a tempo: prima che la mezzanotte (o il primo risveglio) li rompa.”
La verità è che non esistono momenti perfetti, ma attimi rubati. E spesso quei pochi minuti di silenzio diventano più preziosi di una vacanza esotica. Coltivare il “noi” in mezzo al caos non è solo possibile: è l’unico modo per non perdersi. E se l’incantesimo finisce presto… pazienza: domani ci riproviamo.
E voi, come riuscite a mantenere vivo il “noi” nella giungla domestica? Avete rituali di coppia o strategie segrete per sopravvivere tra poppate, compiti e invasioni notturne? Raccontatelo nei commenti: potrebbe strappare un sorriso (e un’idea utile) ad altri genitori come noi.💚
