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Asilo nido, una corsa a ostacoli

Posted on 14 Luglio 202615 Luglio 2026 by RobyBell

Dopo l’esperienza di Elia e Cloe al Nido Arcobaleno, il nido comunale di Leinì, per noi la scelta è stata scontata.

Per Rino è un esperienza tutta nuova, perchè Federico non è mai andato al nido. Per me e per i bambini invece, sono stati due anni bellissimi, intensi e indimenticabili. Un luogo al quale siamo ancora oggi molto affezionati. Le educatrici, tutte dolcissime, ognuna di esse con un proprio bagaglio di esperienza, piccoli rituali, nuove scoperte e legami che, in qualche modo, continuano a far parte dei nostri ricordi di famiglia ancora oggi.

Ora è arrivato il momento di pensare anche a Imai e ovviamente non abbiamo esitato nemmeno un istante.

A settembre, con l’inizio delle scuole, arriverà anche per lui il momento di staccarsi un pochino da mamma e papà, naturalmente con tutta la gradualità e la delicatezza necessarie. Volevamo offrirgli uno spazio tutto suo, costruito sulle esigenze dei bambini, nel quale potesse sperimentare, giocare, osservare, sporcarsi, imparare e crescere insieme ai suoi coetanei.

Perché diciamolo: i nonni sono un aiuto enorme.

Per chi ha la fortuna di averli vicini e disponibili sono una presenza preziosa, spesso indispensabile, ma i bambini hanno bisogno anche di stare con altri bambini. Hanno bisogno di imparare la condivisione, di aspettare il proprio turno, di litigare per un gioco e magari ritrovarsi abbracciati cinque minuti dopo.

Hanno bisogno di un ambiente pensato per loro, nel quale ogni attività, ogni oggetto e ogni momento della giornata possano accompagnare la loro crescita.

Fin qui tutto bellissimo.

Peccato che i nostri piani siano crollati insieme alla pubblicazione della graduatoria.

Quando una graduatoria cambia tutti i programmi

Imai è finito in una lista d’attesa abbastanza lunga da poter pensare di riuscire a scalarla.

E così, da un giorno all’altro, ci siamo ritrovati a dover cambiare completamente prospettiva.

Quando hai dei figli, in fondo, impari presto che fare programmi è un atto di coraggio. Puoi organizzare tutto nei minimi dettagli, calcolare orari, lavoro, spostamenti e gestione familiare, ma basta una graduatoria, una febbre improvvisa o un imprevisto qualunque per far crollare l’intero castello.

In questo caso, però, non si trattava di modificare il programma di una giornata.
Dovevamo trovare un’alternativa per tutto l’anno.

Abbiamo quindi iniziato a cercare un altro nido, ma non volevamo scegliere un luogo qualunque soltanto perché avevamo bisogno di una soluzione.
C’erano caratteristiche alle quali non volevamo rinunciare.
Volevamo un posto accogliente, attento ai bambini e alla loro crescita, un progetto educativo nel quale riuscissimo davvero a riconoscerci.

Alla fine abbiamo trovato una realtà che ci ha conquistati: una fattoria didattica vicinissima a casa nostra.

Un luogo nel quale Imai potrà crescere nella condivisione, imparando anche il rispetto per la natura e per gli animali. Potrà stare all’aperto, osservare, esplorare e vivere esperienze che per noi hanno un valore enorme.

E così, nonostante il cambio di programma, siamo diventati davvero felici della scelta.
Forse certe strade non sono quelle che avevamo immaginato, ma possono comunque portarci in un posto bellissimo.

I costi da affrontare se si manda un bambino al nido

Naturalmente, insieme all’entusiasmo, è arrivata anche una certa preoccupazione economica.

Perché un nido privato non costa quanto un nido comunale e quando una spesa del genere non era prevista, il bilancio familiare inevitabilmente ne risente.

Ci tengo però a precisare una cosa: il problema non è che la struttura scelta sia eccessivamente costosa.

Anzi, tra le possibilità che abbiamo valutato, per fortuna è risultata anche una delle più convenienti.
Il problema è molto più ampio.
È un sistema che porta tante famiglie a dover rimettere in discussione lavoro, organizzazione e serenità economica ogni volta che un posto al nido non arriva.

Non tutte le strutture, infatti, permettono di accedere alle stesse agevolazioni. Alcune realtà hanno forme amministrative o caratteristiche che non consentono alle famiglie di richiedere determinati bonus.

E qui inizia una specie di percorso a ostacoli.
Moduli, requisiti, graduatorie, domande, certificazioni e bonus che sembrano esistere sulla carta, ma che nella pratica non sono sempre così semplici da ottenere.

Poi ci sono i bonus regionali o comunali, che talvolta vengono presentati come un aiuto importante ma sembrano quasi un miraggio.
A volte ho la sensazione che sia più semplice vincere al Superenalotto.

Ovviamente le strutture che consentono di accedere alle agevolazioni più richieste sono anche quelle con le liste d’attesa più lunghe.
E così si crea un circolo assurdo: avresti bisogno di un aiuto economico per sostenere il costo del nido, ma per ottenerlo dovresti trovare posto in strutture nelle quali, spesso, il posto non c’è.

Quante famiglie rinunciano al lavoro?

Da qui nasce la domanda che continua a ronzarmi in testa.

Quante famiglie si trovano davvero in difficoltà quando i piani vengono stravolti?
Quante mamme, o quanti papà, decidono di ridurre l’orario di lavoro?
Quanti rinunciano completamente a lavorare perché, facendo due conti, lo stipendio servirebbe quasi interamente a pagare il nido, gli spostamenti e tutto ciò che ruota intorno alla gestione quotidiana?

E soprattutto: è davvero questa la scelta che una famiglia dovrebbe essere costretta a fare?
Lavorare per pagare il nido oppure restare a casa perché economicamente conviene di più?
Naturalmente ogni famiglia ha una situazione diversa. C’è chi desidera restare a casa con i propri figli, chi preferisce rimandare il rientro al lavoro e chi trova un equilibrio grazie ai nonni o ad altri aiuti.

Ma una scelta è davvero libera soltanto quando esistono delle alternative.
Quando invece una persona rinuncia al lavoro perché non ha trovato posto al nido o perché non può permettersi la retta, non sempre si tratta di una decisione presa serenamente.

A volte è semplicemente l’unica strada possibile.

Servirebbe un “pacchetto famiglia” fin dalla nascita

Ogni tanto immagino una specie di pacchetto famiglia consegnato alla nascita di ogni bambino.

Insieme ai pannolini, alle tutine minuscole e alle notti insonni, dovrebbero darti anche un libretto semplice e chiarissimo con dentro tutto ciò che serve davvero.

Un posto al nido accessibile.
Agevolazioni comprensibili.
Sostegni economici che non richiedano una laurea in burocrazia.
Orari compatibili con il lavoro.
Servizi che permettano alle famiglie di crescere i figli con maggiore serenità.

Sarebbe bello poter pensare al futuro di un bambino fin dall’anno zero, senza lasciare tutto sulle spalle dei genitori e troppo spesso, soprattutto delle madri.

Sarebbe bello che mettere al mondo un figlio non significasse iniziare immediatamente a fare calcoli, rinunce e incastri impossibili.

Forse sarebbe troppo bello.
Forse sarebbe troppo facile.

Oggi non ho frenato il mio lato polemico

Lo ammetto: questa volta non sono riuscita a frenare il mio lato polemico.

Magari scatenerò una rivoluzione di mamme stanche, papà alle prese con i turni e nonni ormai trasformati in un servizio educativo a tempo pieno.

E forse non devo nemmeno scusarmi troppo.

Perché non sto dicendo che tutto debba essere gratuito, semplice o perfetto. So bene che dietro ogni struttura ci sono costi, responsabilità, personale qualificato e un lavoro enorme.

Sto soltanto dicendo che le famiglie avrebbero bisogno di sentirsi un po’ meno sole.
Avrebbero bisogno di risposte più chiare, di possibilità reali e di aiuti che non esistano soltanto nei comunicati o nei moduli da compilare.

Noi, per fortuna, abbiamo trovato una soluzione che ci rende felici.
Ma il fatto che la nostra storia abbia trovato un lieto fine non cancella tutte le domande che sono nate durante il percorso.

Perché dietro una graduatoria non ci sono soltanto numeri.
Ci sono famiglie, lavori, stipendi, progetti e vite intere da riorganizzare.

“Un servizio per l’infanzia non dovrebbe servire soltanto ad accogliere un bambino, ma anche a sostenere concretamente la famiglia che cresce insieme a lui.”

E voi?
Avete trovato facilmente posto al nido oppure avete dovuto affrontare graduatorie, rinunce e cambi di programma?
Raccontatemi la vostra esperienza nei commenti: oggi più che mai ho bisogno di confrontarmi con famiglie alla pari. 💚

Categoria: La Tribù Felice, Parole che alleggeriscono

1 thought on “Asilo nido, una corsa a ostacoli”

  1. AnnaRita ha detto:
    14 Luglio 2026 alle 23:11

    Brava verissimo

    Rispondi

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