Ci sono bambini che stanno vicino.
E poi ci sono loro: i bambini marsupiali. Quelli che non vogliono “in braccio”… vogliono proprio tornare dentro di te, come se la gravidanza fosse stata solo un’anteprima.
Imai, ad esempio, è 11 kg abbondanti di morbidezza, con un talento speciale: trasformare una giornata normale in un allenamento funzionale. E io arrivavo a sera con risultati ai bicipiti che in palestra mi sarei sognata. (E senza neanche la musica motivazionale. Solo pianti a loop.)
Cos’è un “bambino marsupiale” (spoiler: non è una fase, è uno stile di vita)
Il bambino marsupiale non chiede coccole.
Chiede trasporto ufficiale, possibilmente con contatto totale, calore umano e disponibilità h24.
E quando sei già presa da mille cose: cena, lavatrici, “mamma dove sono i calzini”, vita in generale, lui aggiunge il suo contributo: “non ho finito le braccia, te le presto io (attaccandomi addosso)”.
Il marsupio: la salvezza che non pensavo mi sarebbe servita ancora
Con Cloe il marsupio l’ho usato fino all’ultimo. Lei si accucciolava lì, osservava il mondo e io riuscivo a gestire i vari impegni: spostamenti, faccende… persino respirare che non è poi tanto scontato.
Quando è nata lei, Elia aveva appena 3 anni e in quel periodo mi trovavo spesso a gestire tutto da sola. Il marsupio non è stato un accessorio: è stato un piano di emergenza emotivo e pratico, una di quelle cose che ti fanno dire “ok, posso farcela”.
E infatti, quando ormai cresciuta non ci stava più, non sono mai riuscita a darlo via.
In quel periodo pensavo di aver chiuso il cerchio una volta per tutte. Eravamo al completo.
Però niente: il marsupio è rimasto lì. Come certe magliette che non metti, ma non butti, perché “non si sa mai”.
E infatti: sei anni dopo, eccomi qua.
Il “non si sa mai” aveva ragione.
Il marsupio che uso io (e che consiglio davvero)
Nel mio caso, quello che mi ha salvata più volte è un marsupio ergonomico della Monkey.
Lo dico perché credetemi non sono tutti uguali e usato sul serio come lo uso io, la qualità è importante.
E poi diciamolo il nome “Monkey” con un bambino-cozza ha il suo perché 😉
Con entrambi ho usato prima la posizione anteriore dopo i 6 mesi (prima è consigliabile la fascia) e dopo l’anno sono passata a portarli sulla schiena: e la schiena ringrazia visto come crescono questi pargoli, soprattutto se tenuti tanto per la sopravvivenza quotidiana.
La cosa che mi ha convinta più di tutte?
È facile da mettere (anche da soli, ha i ganci tipo zaino e le cinture per regolarlo) e ha un tessuto che mi è stato comodo anche in piena estate.
Ovviamente…e qui mi metto seria per 8 secondi, età e modalità dipendono anche dalla fisicità del bambino, dal suo sviluppo e da come tu e lui vi trovate. Ogni “marsupiale” è un mondo a parte.
Se hai dubbi su posizione e vestibilità, può aiutare anche una consulenza babywearing o, banalmente, seguire bene le indicazioni del produttore.
Marsupio in casa (perché la casa è il vero campo di battaglia)
Soppratutto con Imai, lo uso tantissimo dentro casa, soprattutto per addormentarlo dopo pranzo.
Il rituale è questo: lo metto nel marsupio, lui si accoccola, e… si addormenta in tempo zero.
Una magia. Una scorciatoia. Una tregua.
Ed è stato utilissimo anche quando ho deciso di togliergli il seno di giorno: nei momenti in cui cercava quella sicurezza lì, il marsupio è diventato un “abbraccio continuo” che mi ha aiutato a restare coerente senza sentirmi un mostro.
Quando avviene la trasformazione in “bimbo cozza” e tu hai finito le braccia
Ci sono giorni in cui non è solo un marsupiale.
È proprio bimbo cozza: si attacca e non mi molla più.
Ha sicuramente i suoi buoni motivi cucciolo, i dentini che iniziano a spuntare, i cambiamenti a cui spesso si deve adeguare senza che gli venga chiesto il permesso, o semplicemente la necessità di sentirsi al sicuro.
E tu lo capisci dal primo secondo. Perché non è solo un “voglio stare con te” È un tutto il resto può anche sparire.
E io, che sono presa da mille cose, a volte davvero finisco le braccia.
Ecco perché quel marsupio non è solo comodo: è un modo per dire “ti vedo, ti tengo, ma intanto la vita va avanti”.
Piccoli vantaggi reali del marsupio
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Ti libera le mani (che è diverso da “ti libera”: noi non siamo mai libere, però almeno puoi aprire un cassetto).
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Aiuta nei momenti di passaggio: sonno, nervosismo, bisogno di contatto.
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È un “contenimento” anche emotivo: per loro e per noi.
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Ti permette di fare cose minime (tipo bere acqua) senza sensi di colpa.
“Non è che vogliono stare sempre in braccio. È che lì, addosso a te, il mondo fa meno rumore.”
Io non so quando finirà la fase del bambino marsupiale.
So solo che in questo periodo puoi provare a resistere… oppure puoi trovare un modo per stare dentro la cosa senza perderti.
Per me, il marsupio è stato questo: una salvezza con le fibbie, un abbraccio regolabile, un “non si sa mai” che alla fine era proprio quello che mi serviva.
E ora dimmelo tu
Hai o hai avuto anche tu un bambino marsupiale o bimbo cozza?
Qual è la tua strategia di sopravvivenza: marsupio, fascia, passeggino (illusione), o “seduta a terra e preghiera”?
Scrivimelo nei commenti: mi sento meno sola e magari ci facciamo due risate vere.💚

Benfatto😀