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Genitori di una volta, nonni di oggi

Posted on 17 Febbraio 202617 Febbraio 2026 by RobyBell

Sempre più spesso succede questo:
Noi genitori facciamo di tutto per dare delle regole ai nostri figli. Non perché vogliamo giocare ai generali, ma perché vogliamo insegnare una cosa che oggi sembra diventata rara come un calzino spaiato che torna magicamente in coppia: il rispetto.

Il rispetto delle regole (anche quelle antipatiche), di sé stessi, degli altri, degli oggetti, dei luoghi, del mondo in generale. Non per crescere bambini “perfetti” anche perché, come mi è stato insegnato, se non sbagli non stai concludendo nulla, ma per crescere bambini con delle basi solide in una società che, diciamolo, a volte sembra cadere a brandelli: manca altruismo, manca giustizia, manca rispetto.

E fin qui tutto ok. Poi entrano in scena loro.
I nonni di oggi. Che guarda caso sono i genitori di una volta. Quelli che “bastava uno sguardo”.

E niente: a quel punto, i nostri piani educativi iniziano a scricchiolare come una sedia IKEA montata senza leggere le istruzioni.

Perché dare regole ai figli non è “essere severi”

C’è una confusione enorme, oggi, tra:

  • regole = struttura, sicurezza, rispetto
    e

  • severità = rigidità, paura, punizione.

Noi genitori (almeno molti di noi) stiamo nel mezzo: proviamo a essere fermi, ma umani. A dire “no” senza umiliare. A correggere senza spezzare.

Perché la verità è questa: educare è faticoso. Richiede ripetizione, coerenza, pazienza. E anche la capacità di dire: “Oggi sono stanca, ma questa regola resta.”

E qui il problema non è che i nonni viziano.
Il problema è quando, senza volerlo, ci scavalcano.

Nonni e regole: i mille esempi (che conosci anche tu)

Esempio 1:
si mangia a tavola, non sul divano.
A casa: “Si mangia seduti, perché il divano non è un vassoio.”
Dai nonni: “Ma sii non importa… dopo pulisco!”

E a me, probabilmente, è bastata una volta sola per capire la regola.
A loro invece basta una volta sola per dimenticarla.

Esempio 2:
almeno assaggiare quello che c’è in tavola (anche per rispetto verso chi prepara, e verso chi non ha nulla).
A casa: “Assaggi. Poi ne parliamo.”
Dai nonni:
“Amore cosa ti preparo oggi? Ho fatto questo… ma se non ti piace ti faccio qualcosa a parte.”
Traduzione simultanea per il bambino:
“Se insisti un po’, puoi trattare il menù come un ristorante.”

E questi sono solo due esempi. Potrei scriverci un’enciclopedia, con allegato un dizionario:
“Nonni: come trasformare una regola in un’opinione.”

Nonni, tecnologia e il “parcheggio digitale”

E poi c’è il capitolo tecnologia.
Televisione, videogiochi, YouTube, telefono “solo cinque minuti” che diventano trenta.

Noi genitori che parliamo di uso consapevole della tecnologia nei bambini, che controlliamo i contenuti digitali, che proviamo a spiegare perché certi video su YouTube non sono proprio educativi… e poi dai nonni succede questo:

“Mi ha detto che poteva guardarlo”
“ Si stava annoiando e gli ho dato telefono sotto la mia supervisione”
“Ma sii cosa vuoi che sia…”

E ogni tanto lo fanno anche sapendo che non siamo d’accordo. Non per cattiveria. Ma perché sono stanchi, perché non sempre hanno l’energia necessaria, o perché a volte è più semplice così. E questa parte la capisco, la capisco davvero.

Mia mamma, ad esempio, ancora oggi lavora.. e posso dire che per quanto la riguarda questo discorso con lei sta nel mezzo. Nonostante la stanchezza predilige il gioco di fantasia e portarli  all’aria aperta. Con dolcezza, a modo suo, è sempre per il rispetto delle regole, soprattutto se si parla di educazione.

Ma ovviamente per alcune cose, anche lei fa ancora fatica. Ad esempio la questione merenda: da loro, ogni volta si sentono liberi di aprire il frigo e cassetti e di ingerire qualsiasi cosa gli venga in mente in quel momento. Come fosse un banchetto nuziale, ma ovviamente sul divano.

E per concludere sorge il problema telefono: loro lo sanno che noi diciamo no al telefono, lo sanno i nonni, lo sanno i bambini,  ma a casa loro ci sono le cosi dette “eccezioni” e quando lo scopro mi parte l’occhio tremante.

Non è una guerra contro la tecnologia.
È una questione di coerenza educativa.

Perché se per noi i contenuti digitali hanno un limite, non è per fare le difficili.
È perché sappiamo quanto sono potenti.
E quanto è facile, per un bambino, scegliere sempre la strada più comoda.
Leggi anche Crescere figli oggi: tra senso di colpa e speranza

Ai nostri/loro tempi bastava uno sguardo

E poi c’è la frase che ritorna come un tormentone:

“Ai miei tempi bastava uno sguardo.”

Verissimo.
Oppure la minaccia del collegio.
O dell’uomo nero.
O dello zingaro che ci portava via se non facevi da bravo.
O di qualsiasi altra creatura misteriosa pronta a portarci via se non finivamo la minestra.

Cose che oggi non solo non sono concepibili, ma neanche lontanamente accettabili.
E meno male.

Perché sì, funzionavano.
Ma funzionavano sulla paura.
E certe paure, anche se piccole, restano.

Noi oggi non vogliamo educare con l’uomo nero dietro la porta.
Vogliamo educare con presenza, spiegazioni, dialogo e confini chiari.
Che è molto più faticoso, diciamolo.

Quindi no, non basta più uno sguardo.
E no, non arriverà nessuno a portarli in collegio ( anche se ogni tanto ci ho pensato) 😝
Ma questo non significa che non servano regole.

Anzi.

Il paradosso: queste cose me le hanno insegnate proprio loro

La parte che mi fa sorridere (e che un po’ mi manda fuori) è che non mi sono state installate alla nascita.
Mi sono state insegnate dai genitori di una volta.
Che sono i nonni di oggi.

Io, ad esempio, ho un ricordo chiarissimo: mio padre e la puntualità.
Se avevamo un appuntamento alle 10 e arrivavo alle 10, per lui ero già in ritardo. Dovevo arrivare almeno 10 minuti prima.

Risultato?
Quella cosa mi è rimasta addosso. Ancora oggi, se tardo anche solo di qualche minuto (e con quattro bambini capita…), mi sale l’ansia e mi sento in difetto.
Una cosa che mi fa arrabbiare tantissimo invece, quando ho un appuntamento e mi fanno aspettare mezz’ora, magari senza avvisare.
Perché io, nel frattempo, avrei fatto in tempo a fare 1000 cose.
( ma almeno in questo i nonni non c’entrano) 😅

Vogliamo invece parlare del momento del pranzo o della cena?
Soprattutto da più grande, dopo aver collaborato alla preparazione della tavola, ci si sedeva tutti insieme. Si mangiava quello che c’era e se non volevi almeno assaggiare prima di dire “questo non mi piace” erano guai.  ( Ora che sono cresciuta ho il problema inverso, vorrei assaggiare tutto! E a punirmi è rimasta solo la bilancia).

Quando rimproveri e scatta la trasformazione: da mamma umana a leonessa

Poi c’è la scena che mi manda davvero fuori.

Io rimprovero i miei figli. A volte anche a tono.
Perché magari arrivo da una giornata pesante, tipo:  ho ripetuto la stessa cosa dodici volte senza aver avuto alcun risultato, o quando vengono oltrepassati i limiti, ultimamente con i piu grandi capita spesso.

E lì succede: la trasformazione.
Da mamma umana a Leonessa.

Non perché mi diverta.
Perché è necessario. Perché i bambini hanno bisogno di capire che esistono confini. E che quei confini sono veri.

E i nonni cosa fanno?

“Ma poverino…”
“Ma non c’è bisogno…”
“Ma vedrai che adesso fa il bravo…”

E a volte, ed è la cosa che mi fa esplodere… mi è anche capitato di essere ripresa davanti a loro.

Davanti ai miei figli.

E lì non è più “dolcezza”.
È un messaggio chiaro che passa ai bambini:
“Mamma dice una cosa, ma non è davvero importante.”

E mi dispiace, ma no.
Perché poi quella regola la devo far rispettare io.
E se mi indebolisci davanti a loro, non mi stai aiutando: mi stai complicando tutto.
Senza mettere in conto che tra qualche anno, quando i nostri figli sbaglieranno, perché lo faranno, mi verrà detto dalle stesse persone:
sei stata troppo permissiva, dovevi essere piu severa, non dovevi permetterglielo. Certo, con il senno di poi è tutto più semplice, soprattutto puntare il dito a noi genitori, gli unici responsabili.

Educazione e nonni: perché ci scontriamo così spesso oggi

Quello che succede nelle famiglie (e non solo nella nostra) è questo:

  • Noi genitori cerchiamo coerenza.

  • I nonni cercano armonia immediata.

Noi guardiamo al futuro: “Sto costruendo un adulto.”
Loro guardano al presente: “Non voglio pianti, voglio pace.”

E ci sta.
Ma serve un punto fermo: i genitori educano, i nonni supportano.

E supportare non significa essere duri.
Significa fare una cosa semplicissima (e potentissima): non contraddire.

Come gestire i nonni che non rispettano i nostri metodi (senza guerra)

Non ho la bacchetta magica, ma ho imparato che aiutano tre cose, anche se non sempre ci riesco:

  1. Parlare a freddo, non nel momento caldo
    Perché mentre stai rimproverando, se qualcuno ti corregge, ti senti attaccata (e diventi leonessa pure con loro).

  2. Chiedere una cosa concreta
    Tipo: “Quando correggo, non intervenire. Se vuoi coccolarlo, fallo dopo. Ma non mentre sto dicendo no.”

  3. Ricordare che le regole non sono punizioni
    Sono strumenti. Proteggono. Insegnano. Preparano.

E sì, i nonni possono essere dolcissimi senza sabotare: basta una frase tipo:
“Ha ragione mamma. Poi dopo facciamo una coccola.”

E fine. Tutti vivi. Tutti sereni.

“Educare non è controllare: è accompagnare. Ma senza confini non si accompagna nessuno, si rincorre.”

Io non voglio nonni rigidi. Non voglio che i miei figli crescano nella paura.
Voglio nonni presenti, affettuosi, caldi. Quelli che fanno bene al cuore.

Ma voglio anche che capiscano una cosa:
quando io sto insegnando rispetto, regole, confini ,anche se sono stanca, anche se sono umana, anche se ogni tanto alzo il tono, lo sto facendo per i miei figli.

E soprattutto: lo sto facendo anche grazie a quello che, un tempo, hanno insegnato loro a me.

Solo che adesso… tocca a noi.
E sarebbe bello farlo insieme, non uno contro l’altro.

E tu?
Ti è mai capitato di essere ripreso davanti ai bambini?
Qual’è la frase che ti manda in bestia più di tutte: “ma poverino…” o “lascialo stare…”?

Scrivimelo nei commenti: voglio sentirmi meno sola in questa giungla educativa con contorno di merenda.💚

Categoria: La Tribù Felice

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