Tre volte a settimana Elia va a rugby. E già qui potrei chiudere l’articolo e aprire un gruppo di sostegno.
Non perché non mi piaccia (anzi, ne siamo felici), ma perché a livello gestionale è lo sport che ci impegna di più rispetto a Cloe e Fede: orari, borsa, incastri, cena da far comparire come per magia… e un bambino di 15 mesi , in questa fase marsupiale, che cerca certezze. Possibilmente attaccato a me. Possibilmente in modo permanente.
Io, per sopravvivere, ho attivato la modalità “mi porto avanti”.
E infatti… mi porto avanti così tanto che a volte finisco direttamente nel weekend.
Il martedì alle 18: il momento in cui la casa decide di parlarti tutta insieme
È martedì pomeriggio. Sono circa le 18.
La casa è a quel punto della giornata in cui ogni cosa vuole attenzione contemporaneamente.
Io sono lì che:
- preparo la cena con una mano sola (l’altra è impegnata in un abbraccio permanente)
- tengo d’occhio Imai, quando decide di stare in autonomia, per fortuna ogni tanto capita
- preparo la roba di scuola per l’indomani (merende, comunicazioni scuola-famiglia ecc..)
- cerco di incastrare tutto per arrivare a cena e magari godermi due minuti di fine serata con Rino
Nel frattempo, grande scoperta: il marsupio sulla schiena funziona anche con lui.
Con Cloe mi aveva salvato la vita e adesso eccoci qui: io che faccio il Tetris dei doveri con un bambino attaccato dietro come un koala molto deciso.
L’amica che chiede “come stai” e il mio cervello che risponde… dal futuro
Nel mezzo di questo circo (affettuoso, eh), mi scrive Carolina.
Carolina è quell’amica che riesce a essere dolce e ironica nello stesso messaggio: mi chiede come stiamo e quando possiamo provare a vederci la settimana successiva.
Io le rispondo, raccontandole le vicende varie e alla fine chiudo con naturalezza:
“Ok amica, ci aggiorniamo. Buon weekend.”
Buon weekend.
Buon weekend… ma è martedì.
In quel momento mi sono vista dall’esterno.
E ho pensato: non so se ridere o preoccuparmi.
Lei ha riso di sicuro, anzi ne sono certa! Io pure, subito dopo.
Perché evidentemente mi ero portata avanti così tanto da essere già arrivata al venerdì.
Peccato che eravamo solo all’inizio della settimana. E la settimana sarebbe stata ancora lunga.
Frigo, stanza e telefono: la trilogia della mia normalità (spero)
Questa cosa mi fa ridere tantissimo.
Ma mi fa anche venire quella domanda che ogni tanto spunta, come una pubblicità fastidiosa:
“Ma io… mi riprenderò mai?”
(battuta, ovviamente. Forse.)
Perché succede anche questo:
entri in una stanza e non sai perché.
Apri il frigo per salutare le uova.
Lo richiudi.
Lo riapri per salutare il latte.
Al quinto saluto, forse, ti ricordi cosa ti serviva.
E la peggiore di tutte?
L’agitazione quando non trovi il telefono e lo cerchi in tutta la casa… mentre ovviamente sei al telefono con qualcuno.
A volte non siamo smemorate: siamo solo piene.
Quindi sì: martedì, buon weekend.
Non è che io voglia scappare dai giorni feriali… è che a volte la testa fa un salto in avanti, come per dire: “Tranquilla, prima o poi si arriva.”
Nel frattempo io continuo a incastrare: rugby e sport vari, cena, scuola, un koala di 12 kg, e ogni tanto una frase detta nel giorno sbagliato.
E se devo scegliere tra preoccuparmi e ridere… oggi scelgo di ridere.
E adesso tocca a voi
Vi prego, ditemi che non capita solo a me. Ditemi che sono normale.
Qual è la vostra “frase da weekend di martedì”?
E soprattutto: quante volte al giorno salutate il frigo prima di ricordarvi cosa vi serviva?💚